“and us too“

Foto di Paoladark
Dio benedica l’America , e anche noi!
Credo che il destino degli occidentali, pertanto anche di noi europei dal dopoguerra, sia legato al destino degli Stati Uniti d’America, non se ne può prescindere, legati come siamo a doppio filo alle sorti dello Zio Tom, anche se personalmente a volte vorrei farne a meno.
La più grande e direi controversa democrazia del mondo, con le sue contraddizioni, dove non si fuma , o almeno devi nascondere le sigarette e se compri un limoncello sembra che ti stiano vendendo cocaina, per poi trovarti girando l’angolo di una strada davanti a qualcuno buttato in terra che si fa di crack, appare in sofferenza.
Controversa democrazia, appunto, dove insistono etnie diverse, almeno nelle grandi città, per poi accorgersi che uscendo da queste l’America cambia.
Lunghe strade dove non incroci auto per chilometri, tra deserto e polvere, vecchi cartelloni arrugginiti, campagne sterminate e ti ritrovi tra una popolazione di bianchi quasi poveri, armati fino ai denti, che difendono ogni fazzoletto della loro terra dalle orde di immigrati che cercano inutilmente il sogno americano.
II paese delle contraddizioni, dove i neri possono diventare presidenti degli Stati Uniti, ma possono anche essere ammazzati per strada per una mano infilata in tasca scambiata da un poliziotto per un gesto ostile, come quello di chi sta per estrarre un arma.
Da sempre paese problematico, lo amiamo per i grandi film, per la grande musica, per la creatività, e, contemporaneamente lontano dalla nostra Europa, terra antica, nata dalla Roma Imperiale, terra di Augusto e di Giulio Cesare.
Eppure dall’Europa sono partiti inglesi, irlandesi, etc, portandosi dietro una storia fatta di tradizioni che hanno trapiantato nel nuovo mondo, ovviamente sfollando i nativi americani che in quel mondo già vivevano.
Credo che da quel momento l’attitudine degli americani sia stata proprio quella di mettere piede ovunque, per vari motivi, esportare la democrazia , portare la pace, peccato che tutto questo sia stato fatto con le armi.
L’Afghanistan è un esempio illuminante dei risultati ottenuti con l’esportazione della democrazia, una guerra lunghissima, un paese desolato e occupato dai talebani, paese abbandonato a se stesso dopo il loro passaggio.
Poi gli eroi americani, i loro simboli, la guerra fredda, i grandi tentacoli che arrivano ovunque di questa potenza economica e militare.
Davanti a queste contraddizioni, l’elezione del nuovo Presidente, mi preoccupa solo per alcune incitazioni trumpiane non proprio pacifiche, per il resto chiunque sarà il vincitore penso che non porterà a grandi cambiamenti relativamente a quello che più dovrebbe preoccuparci, cioè l’avanzare e l’ingigantirsi dei conflitti nel mondo e nello specifico di quello russo ucraino e israelo palestinese.
Kamala e Donald non sono due pacifisti con il khadi ghandiano, uno dei due sarà il nuovo Presidente USA, dunque probabilmente continuerà ad esibire forza bellica e a dare armi a quelli che considera suoi alleati.
Allora direi di dormire questa notte, in quanto fatta eccezione di qualche agitato per le piazze, nulla cambia sotto il sole.
Tanto vale riportare la frase del Principe Fabrizio nel “Gattopardo”, “Perché tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi”.
Per passare meglio queste ore fino alla proclamazione del nuovo Presidente direi che The Boss può essere d’aiuto!
Bruce Springsteen -Born in the U.S.A.
5 novembre 🐈gattapazza

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