
In piedi alle 4.45, da anni difficilmente mi sveglio dopo le 6.00.
Le chiamo albe sospese, dopo il caffè se è estate qualche minuto in terrazza, poi sempre “Rainews24”.
Ci dicono che il vertice alla Casa Bianca ha aperto spiragli per la pace in Ucraina, io che mi incollo a ogni briciolo di speranza resto, appunto, sospesa come l’alba.
L’alba è un tempo breve di sospensione, sono reduce dal sonno e ancora la mia testa non è invasa da tutti i problemi più o meno pesanti che devo affrontare.
Allora mi concentro sulle notizie, considerando che l’unica cosa che conta nella guerra per me è il dolore e la paura dei civili, tutte le opzioni per una pace mi stanno bene.
Per me conta anche la vita di un solo civile, più delle beghe, (soprattutto economiche),dei potenti.
L’altra guerra in Palestina, che poi una guerra non è, è altro e lo sappiamo tutti, sembra non riguardare nessuno.
Gli oltre 18.000 bambini morti non avevano carri armati, a Gaza non ci sono i Patriot a intercettare missili, ma si sta cercando di scrivere una delle pagine più sporche e infami della storia del dopoguerra.
Il timore è che si allontani dai radar della stampa e dell’interesse dell’opinione pubblica.
Ci distraggono, ci disorientano, prendo atto che a molti nemmeno interessa più di tanto.
In molti si girano dall’altra parte continuando la loro vita fatta di vacanze, profumi e balocchi.
Ho sempre pensato che fosse legittimo voler vivere “con leggerezza”, certo la leggerezza serve a tutti, ma l’indifferenza è colpevole.
Nemmeno un piccolo post di sdegno su Facebook?
Solo i selfie con facce sorridenti appese?
Nemmeno parlarne un po’ con familiari e amici.? Un confronto? Un attimo in cui ci si interroga?
Conosco persone che nulla sanno e nulla vogliono sapere di quello che accade alle popolazioni in guerra, tanto, dicono, “noi non possiamo fare niente!”
Bella scusa per pensare al prossimo braccialetto di Pandora da indossare, finché la guerra non busserà alla porta di casa nostra.
A prescindere da quanto possa servire parlare della guerra, scrivere e esprimere rabbia e delusione, raccontarla con una poesia, in un incontro pubblico, con un urlo in una piazza o semplicemente condividere con gli altri dubbi e preoccupazioni, l’indifferenza uccide ed è colpevole.
Non riesco più a giustificarla.
Sono stanca di giustificarla.
Anche io oggi me ne andrò un’ora in piscina e magari vedo un’amica, uno spazio di leggerezza certo! Altrimenti impazziremmo, ma vivere “solo” di trucchi e parrucchi, incasellati e irregimentati nell’essere target per il profitto, abbagliati dall’effimero, più che cittadini consapevoli, resta una responsabilità personale.
Non risolveremo le guerre, ma se le ignoriamo non siamo meglio di chi le fa.
E’ un’accusa?
Sì, lo è!
E se per questo risulterò antipatica a qualcuno in questo caso un “chi se ne frega” ci sta tutto.
19 agosto 2025. 🐈⬛gattapazza

Lascia un commento