Sono fuggita da Roma per tre giorni, dopo un anno senza spostamenti, con alcuni amici, per una pausa, necessaria, perchè sono immersa da problemi, al momento risolvibili, ma richiedono impegno, passaggi burocratici estenuanti.
In questi tre giorni con gli amici, immersione totale nel Natale con i suoi riti, mercatini, lucine, presepini, palline, alberini.
Un’orgia di oggetti e oggettini da “comprare”.
Credevamo solo di vivere un’atmosfera allegra e rilassante e mi sono trovata nella calca di acquirenti che compravano poco, confusione, bancarelle, stands enogastronomici.
Per fortuna la compagnia era buona e ce l’ho fatta a digerire quello che del Natale non sopporto, non per essere snob.
Le luci sui terrazzi mi mettono allegria, il ritrovarsi con gli amici e i familiari importanti anche, ma il “troppo”, l’eccesso, diventa urticante.
Tornata a Roma sono andata ad un incontro in una libreria, presente un’attrice che leggeva versi, un giornalista che è stato a Rafah (con relativa testimonianza), una scrittrice.
Ad un certo punto è nato un dibattito sulla poesia.
La conclusione è stata che poche cose sono eversive e rivoluzionarie e libere come le poesie.
Quando i versi , le parole, dalla mente e dall’immaginazione scendono sulla carta, o meglio, su una tastiera, a meno che non ci si trovi di fronte a una poesia completamente razionale, il pensiero è libero e senza controllo, rompe muri e barriere, penetra nella carne di chi legge.
Intervento interessante, a prescindere dal talento che ogni poeta può avere, andrebbe ricordato che chi scrive in quel momento esercita la sua libertà, e, la trasmette a chi legge.
Da due anni frequento il blog, qui ho trovato molti poeti ,alcuni con grande talento, ho notato che sempre il poeta spinge l’immaginazione oltre i limiti che normalmente tutti abbiamo.
Perchè la poesia è quella porta che nessuno vuole aprire, ma che “deve” essere aperta per dare modo a chi scrive di mettere in versi la sua verità.
Non credo di saper scrivere poesie, le scrivevo da giovanissima, ora le chiamo “riflessioni”, ma va bene così, perchè quando scendono giù parole, o, versi dalla mia testa, vanno rispettati e esposti, prescindendo dal definire poesia quello che scrivo, o, dal giudizio che dò a quello che scrivo.
Qualunque sia il nome e la capacità di “poetare” non ha importanza, è la vera me che scrive, questo conta.
Se la poesia è rivoluzione, ben venga, non può essere fermata, nella storia non è stata mai fermata, censurata sì, fermata no!
Allora un grazie va ai poeti che qui scrivono, che ho incontrato in questo cammino di due anni, scoperte di versi maestosi e potenti, soprattutto “veri”, con la poesia si mette in mostra una parte intima, grazie ai poeti che l’hanno fatto, che lo fanno, che si continuino a compiere atti di disobbedienza in versi!!!
11 dicembre 2025 🐈gattapazza


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