
Non posso dire di essere una lettrice assidua, i libri mi piacciono, li compro, li ho sempre comprati con il grande desiderio di leggerli, magari ne prendo anche quattro o cinque pensando di leggerli rapidamente.
Ho amici che leggono sempre, si ritagliano ogni giorno uno spazio per farlo.
Io non ho metodo, forse, spesso non ho la mente sgombra, anche se quando inizio a leggere proprio la mente trova quiete.
“Moby Dick” l’ho letto da giovanissima, in più riprese, lo lasciavo e lo riprendevo.
Da sempre amo il mare, per me era doveroso farlo.
Sarò impopolare ma non l’ho amato subito.
Nonostante il libro di Melville sia una metafora della vita, delle prove che l’uomo affronta, con simbolismi potenti, io avevo simpatia per la grande balena.
Ma resta un libro, (nonostante la fatica di leggerlo), affascinante e alcuni momenti del romanzo restano dentro per sempre.
Lascio un ritaglio qui, perché in questo momento starei meglio sulla baleniera insieme al Capitano Achab, magari senza cacciare balene!
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Nella vita di baleniere ai tropici vi avvolge una sublime mancanza di avvenimenti. Non sentite notizie, non leggete giornali, nessuna edizione straordinaria con resoconti impressionanti di banalità vi dà false e inutili eccitazioni; non udite parlare di dispiaceri domestici, di cauzioni fallimentari, di cadute di borsa, non avete mai il fastidio di pensare a cosa mangerete a pranzo, visto che per tre anni e più tutti i vostri pasti son belli e stivati nei barili e la lista è immutabile.”
13 aprile 2025 🐈⬛gattapazza

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