Racconti randagi (11)

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“Storia di Crà”

Questo racconto è liberamente ispirato a fatti veri , vissuti da una mia amica, ovviamente elaborato in maniera fantastica.

Era una mattina fresca, il sole stava per sorgere, stavo imparando a volare con mamma e papà, mi piaceva sentire il vento tra le piume, insieme a me, mamma e papà, volavano anche altri uccelli come noi. Voi umani ci chiamate cornacchie, non ci volete molto bene, me lo hanno detto mamma e papà e anche le altre cornacchie lo dicono, perche tra noi parliamo, parliamo e ci diciamo dove fermarci per trovare cibo, come fare attenzione agli umani, soprattutto quando ci avviciniamo alla terra che appartiene a loro. Ma io ero piccolo e dovevo imparare a volare, prima o poi mi sarei procurato da mangiare da solo, come mamma e papà avrei fatto un nido e avuto dei piccoli. Ma  sono piccolo e ancora non sono molto bravo a volare.

Quella mattina all’improvviso un colpo di vento più forte del solito mi ha fatto perdere il volo. Ho cominciato a scendere a scendere di corsa, mamma e papà urlavano, mi giravano intorno ma io scendevo di corsa non riuscivo più a risalire, avevo paura e urlavo anche io ..crà!!!..crà!!!!!!. Vedevo sotto di me dell’erba vicino a un nido particolare dove vivono gli umani che loro chiamano casa. Continuavo a scendere e scendere di corsa e poi ho sentito un colpo forte sono caduto in mezzo all’erba davanti alla casa. Mamma e papà giravano intorno in alto e urlavano. Io sentivo tanto dolore a un’ala ho provato a tornare in volo ma l’ala non si apriva. Sono rimasto lì fermo a pancia in su, ho pensato che mamma e papà forse potevano scendere a prendermi invece urlavano e basta, ho pensato che avrei chiuso gli occhi per sempre come succede alle cornacchie che muoiono, come mi hanno raccontato mamma e papà.

Ad un certo punto dalla casa è uscita un’umana con lunghe piume nere mosse dal vento in testa che scendevano fino alle spalle. Era un’umana femmina, spesso le umane femmine hanno queste piume lunghe, lei le  aveva nere come le mie penne. Mi ha visto e io ho avuto paura, si è avvicinata a me, e ha cominciato a parlare come fanno gli umani. Aveva occhi grandi e belli l’umana, e mi ha parlato “piccolo, piccolo, che ti è successo? Io non so parlare come gli umani so solo fare“ crà!! crà!! crà!! L’umana ha allungato una mano mi ha toccato piano e continuava a parlarmi poi ha messo le mani sotto di me e mi ha alzato fino quasi al suo viso. Dopo mi ha messo in una piccola cesta con una stoffa dentro. Nel prato vicino alla sua casa c’erano altri animali, gatti, tre forse quattro, erano molto curiosi e si sono avvicinati, io ho urlato avevo paura che mi mangiassero, noi cornacchie quando siamo grandi siamo forti, abbiamo un becco forte, ci sappiamo difendere anche dai gatti. Ma io sono piccolo, potevo solo urlare. Ma l’umana sentivo che era tranquilla, dopo un po’ i gatti mi hanno ignorato.

Lei è tornata con un po’ d’acqua e con del cibo per me, mi ha aperto il becco con forza e mi metteva delle cose da mangiare. Erano buone mi piacevano ma pensavo ai miei genitori, li sentivo ancora in alto urlare, chiamare gli altri, chiedere aiuto. Ma io non riuscivo a volare. Ho dormito, ho dormito tanto, l’umana veniva spesso da me, camminava anche lei come i gatti, aveva un passo morbido e leggero e una voce bassa dolce. E mi parlava, “buongiorno Crà come stai oggi?”. Ho capito che “Crà” era il mio nome.

È passato un po’ di tempo, nonostante la mia ala non si aprisse io stavo bene.  L’umano grande e l’umano più piccolo che vivevano con lei, ( gli umani quando sono in gruppo così si chiamano famiglia), la chiamavano mamma o Marzia. Marzia si occupava di me, spesso mi metteva sulle sue ginocchia, e mi accarezzava. Una volta però credo di averle fatto male, per sbaglio mentre mangiavo l’ho beccata e lei ha fatto “ahi!. Ma non si è arrabbiata, forse lo sa, io sono una cornacchia ho il becco forte. La sera rimanevo nel cestino, mentre lei mangiava insieme all’umano grande e l’ umano più piccolo, insomma piccolo come un figlio, un po’ come me. Anche l’umano grande e il figlio si avvicinavano al cesto e mi chiamavano “ciao Crà”!!!, accarezzavano la mia testa e le mie piume nere e mi guardavano con occhi buoni.

Anche Marzia aveva occhi buoni, con me con i gatti con la famiglia. Una sera dicevano tra loro, che io non potevo rimanere lì, crescevo e avevo bisogno di essere curato, che la mia ala doveva essere curata. Una mattina Marzia mi ha messo nel cesto e con il carro che cammina mi ha portato in un posto dove ci sono i dottori per gli uccelli come me, ma anche di altre specie. Ha parlato un po’ con i dottori, credo gli abbia detto della mia ala che non andava bene, mi ha accarezzato e mi ha lasciato lì. Ero triste senza di lei.

Sono passati tanti giorni, i dottori hanno pensato alla mia ala, hanno messo dei bastoni per tenerla ferma, mi hanno dato da mangiare mi hanno curato. Un dottore giovane, dopo un po’ di tempo ha detto che dovevo essere liberato. Mi piaceva molto questa parola “liberato”. Voleva dire che tornavo a volare? Siamo arrivati in mezzo alla campagna col dottore e altri due giovani mi hanno sollevato e lanciato in aria e io ho volato, siiii…. ho volato! Ormai ero grande potevo raggiungere gli altri uccelli come me, forse potevo trovare anche i miei genitori, potevo procurarmi cibo, fare attenzione agli umani cattivi, so che non piaccio agli umani, ci sono uccelli più belli di me, noi cornacchie facciamo tanto rumore e abbiamo bisogno di rubare anche il cibo degli umani, gli umani dicono che siamo brutti uccelli, ma nemmeno gli umani sono sempre belli!!!

È passato tanto tempo, ormai sono grande, ho avuto anche i piccoli. Una mattina volavo, volavo, in giro come sempre, poi altre cornacchie mi hanno detto che l’umana che mi aveva curato era seduta vicino a un posto come quello dove sono stato io, dove però non curano cornacchie curano umani, insomma Marzia che mi aveva raccolto era seduta in un giardino di un ospedale. Ho pensato che qualcuno, un’umana o un umano a cui lei teneva, forse si era rotto un’ala, lei era lì, io mi sono preoccupato che lei avesse paura, che stava aspettando di sapere come stava l’umano o l’umana che era in ospedale. Allora sono sceso, mi sono seduto su una pietra davanti a lei, ed era proprio lei, ho riconosciuto le sue lunghe piume nere sulle spalle, era sola in silenzio, gli umani fanno così quando aspettano. Proprio quando ero davanti a lei ho cominciato a chiamarla, sbattendo le ali e urlando crà.. crà…crà… craaà!!!!

Marzia, sono io il piccolo Crà mi riconosci? Lei mi ha guardato mentre io continuavo a urlare come un matto, aveva gli occhi limpidi e sereni, ed ero contento, questo vuol dire che l’umano in ospedale era stato curato e non aveva più l’ala ferita, io ho continuato a urlare lei ha piegato la testa da una parte e le lunghe piume nere sulle sue spalle si muovevano, all’improvviso gli occhi luminosi sono diventati più luminosi. Sembravano occhi che ridevano , sì’ perché gli umani ridono con gli occhi, Io so cosa Marzia pensava, chi è questa cornacchia che urla? Potrebbe essere il piccolo Crà? Esatto umana sono io! Sono io e mi ricordo di te! Sento che sei contenta, anche se sei in un ospedale, perché l’umano o l’umana che hai portato qui sta bene e volerà anzi forse camminerà, perché voi non volate noi sì e che è guarito come sono guarito io.

Bene Marzia, adesso sono tranquillo, me ne vado prima che qualche umano a cui sono antipatico mi cacci via, sai noi cornacchie dobbiamo sempre fare attenzione, anche se non siamo cattive, io per esempio mi arrabbio solo quando qualcuno si avvicina al mio nido, ho paura per i piccoli e li devo difendere, anche tu Marzia hai un piccolo umano, che è il tuo piccolo, sicuramente faresti qualsiasi cosa per difenderlo. Ma a te Marzia non devo spiegare niente, tu non pensi mai a un animale come buono o cattivo, quando mi hai visto, hai visto solo il piccolo Crà ferito ad un’ ala che aveva bisogno di te e tu ci sei stata. Continuo a urlare a fare crà!!! Craaà!!!! E’ solo per dirti che ci sono anch’io, che ti ho riconosciuta e quando volerò in alto ti riconoscerò sempre. Ora torno al mio nido Marzia, tu torna al tuo, e quando ti vedrò dall’alto se potrò ti saluterò ,

Ciao, il tuo piccolo Crà!

7 luglio 2025 🐈gattapazza


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14 risposte a “Racconti randagi (11)”

  1. Avatar marcello comitini

    Paola🌹, il tuo raconto mi ha commosso per la grande umanità con cui hai reso umane le cornacchie e gli umani. Sempre brava!

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    1. Avatar gattapazza

      Marcello che dire! Grazie di cuore 🌟♥️

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  2. Avatar
    Anonimo

    Molti tenerobquesto racconto, complimenti Paola 🥀👏

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    1. Avatar gattapazza

      Grazieeee♥️🌺♥️🌺♥️🌺

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  3. Avatar
    Anonimo

    Bellissimo pezzo con una carica di emozione profonda. Non tutti gli umani sono buoni con gli animali e ogni giorno si legge di quanto male facciano a queste anime indifese.

    Buon inizio di settimana 🍀

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    1. Avatar gattapazza

      Vero!
      Ma per fortuna molti li amano.😃
      Grazie del commento ♥️🌹

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  4. Avatar danielecolleoni

    Bellissimo questo racconto! Bravissima Paola!

    Piace a 2 people

    1. Avatar gattapazza

      Grazie🙏✨💖

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  5. Avatar silviatico

    Delizioso per quanto tenero: complimenti🌹

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    1. Avatar gattapazza

      Grazie🌟♥️

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  6. Avatar unallegropessimista

    Su corvi e cornacchie avrei molto da dire…
    Comunque il racconto è molto bello

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    1. Avatar gattapazza

      Sei un “coltivatore” so bene quanto le cornacchie siano fetenti. Ma Cra’ mi stava simpatico 😃

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  7. Avatar almerighi

    Questi racconti prendono il cuore

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    1. Avatar gattapazza

      🌺♥️♥️♥️

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