Io sono un cavallo fortunato, ho vissuto tanti anni qui, insieme a tanta gente.
Certo, da piccolo dovevano sempre insegnarmi tante cose. Gli umani sono fatti così, devono insegnare a noi animali quello che dobbiamo fare.
La mattina, mi legavano a una corda e giravo in tondo, perchè prima o poi avrei dovuto essere “montato” da qualcuno per correre, insomma per farlo divertire.
Tanto per cominciare mi hanno messo in bocca una cosa che mi stringeva per paura che li mordessi, mordere? Io me li sarei mangiati e così facevano con altri cavalli, così stavamo anche più calmi.
Certo perchè così li facevamo divertire.
Ecco.
Comunque, la sera ero proprio stanco, e galoppa! Gira! I bambini che strillano e le mamme dei bambini che strillano, l’educatore che strilla!!!
Una vita, una vita, con gli umani chiassosi.
La sera però, quando venivamo rimessi nelle stalle, nel silenzio, dopo aver mangiato tra noi parlavamo.
Ginger, era il più arrabbiato, ma era inutile , noi cavalli non abbiamo un sindacato, Mylady, che aveva fatto due figli belli era giovane ma non ne voleva fare più, aveva ragione che vita era quella?
Io cominciavo ad essere vecchio, lo so. Lo sentivo dire dai maestri, “è vecchietto Zeus, anche se è il più bello!”, lo vedi ? E’ stanco, è lento.
La sera pensavo , più di vent’anni chiuso in questo posto senza mai correre come avrei voluto.
E sì, perchè io volevo correre dietro alle nuvole bianche che vedevo nel cielo e raggiungerle, potevo farlo ancora, io so correre più del vento e loro sono più lente del vento.
Ma sono qui, in prigione, ho la biada, mi puliscono, sono in prigione, morirò in prigione.
Ma stamattina, mi sono svegliato che ancora non c’era il sole, ho guardato la porta della stalla, il custode spesso la lasciava aperta, si era scordato anche di chiudere la mia.
Mi conosceva, mi voleva bene, non la chiudeva.
Poi l’alba e quelle nuvole che sembravano prendermi in giro.
Sembravano chiamarmi.
“Zeus, sei un vecchione in galera, non uscirai mai…noi siamo qui libere…dai vieni a prenderci vecchio cavallo sfiatato!!
Non ho mai sentito quella rabbia, sentivo un calore improvviso, le mie zampe non stavano ferme , scuotevo la testa da una parte all’altra, la criniera mi copriva gli occhi, poi come se la mano di un gigante mi spingesse ho fatto un balzo, fuori dalla stalla, come se volassi, poi fuori dala porta, vedevo la staccionata che si avvicinava l’ho saltata, ma in parte l’ho spezzata con tutta la furia che veniva dal mio cuore impazzito, sentivo il dolore sulle zampe ferite.
Correvo, avevo davanti un prato immenso, correvo e lo sapevo di essere veloce più del vento, guardando quelle nuvole che non ridevano più, bianche ferme in quel cielo limpido, sapevano che le avrei prese.
Il vecchio Zeus era di nuovo il nero fulmine che le avrebbe raggiunte e scosse fino a provocare una tempesta, il vecchio Zeus stava arrivando, il vecchio Zeus non le temeva, il vecchio Zeus non temeva le tempeste e i temporali, il vecchio Zeus era tempesta e temporale!
Quel temporale ci sarebbe stato, lo sentiva arrivare nei polmoni e nei muscoli, sarebbe caduta la pioggia che lo avrebbe bagnato, avrebbe bagnato il vecchio Zeus , il bellissimo cavallo nero, ora libero, ormai libero per sempre, libero di correre tra i fulmini, nella tempesta, libero di correre fino a morire, fossero stati anche i suoi ultimi attimi di vita sarebbero stati quelli di uno splendido cavallo nero che cavalcava dominando la tempesta.
20 gennaio 2026 🐈gattapazza


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