Scrivo a fine serata, alla fine di questa giornata di commemorazioni, di ricordi, di pietre di inciampo e vado alla mia memoria.
Vado al mio nonno materno.
Alto, magro, portiere a Prati un quartiere di Roma , che a noi otto nipotini ci raccontava della guerra, di lui antifascista, ma doveva farlo di nascosto, aveva sei figli da sfamare.
Lui, antifascista , che lavorava da giovane alle cucine di Palazzo Venezia, (paradosso) , riceveva sempre un po’ di cibo in più, avanzi certo.
Buon per lui e per i suoi sei figli, tra cui mia madre, ma non solo, nello scantinato aveva nascosto una famiglia di ebrei padre madre e due bambini due maschietti.
Un po’ di avanzi del sommo Benito li rifilava ai quattro nascosti nella cantina insomma ci mangiavano in dodici.
Più di un anno sono riusciti a restare nascosti poi sono fuggiti dall’Italia.
Salvi!
Ogni anno a Natale da Israele per anni, dopo la guerra, arrivava una cartolina di auguri e mio nonno si commuoveva , lui patriarca (di quelli buoni), uomo alll’antica, che aveva perso il padre di suo genero nell’eccidio delle Fosse Ardeatine, che non premetteva che in casa si nominasse il nome del dittatore del ventennio, lui aveva fatto una piccola differenza, un uomo semplice nato pescatore e venuto a Roma con la sua famiglia, antifascista convinto, aveva salvato da qualche camera a gas quattro vite.
Non sono ricordi novecenteschi e sbiaditi, i rastrellamenti sono rastrellamenti, i genocidi sono genocidi, il fascismo non è un’ idea è un crimine privo di ideali, la resistenza è la vittoria di chi voleva un paese libero da criminali nazifascisti.
Ieri, oggi e domani la memoria è la stessa, non abbiamo dimenticato, stanno provando a cambiare il nome alle cose.
Attenzione!
Il fascismo e’ fascismo, il genocidio è genocidio, i dittatori sono dittatori, i rastrellamenti sono rastrellamenti e la resistenza sarà sempre resistenza!
27 gennaio 2026 🐈⬛gattapazza


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