Lo so è un po’ me ne vergogno, non sono mai stata una cultrice del jazz, a parte qualche brano, la partecipazione a qualche esibizione, in Italia, ho ascoltato Fresu, Di Battista, Nina Zilli.
Insomma non lo ascolto non è nella mia playlist.
Più facile passare da Bach ai Deep Purple, dal pop anni ‘80 ai cantautori italiani, da Springsteen a Battiato.
Ma dopo più di tre mesi rinchiusa nella mia caverna personale, stasera una mia amica carissima, più di trent’anni di amicizia che da sei anni ha formato un gruppo e canta jazz, mi ha invitato a casa sua per una jam session con piccola cena e pennacchio carnevalesco in testa.
Siamo amiche da molto, da prima che si innamorasse del jazz, molto diverse, ha avuto un ruolo importante nelle forze dell’ordine che ha lasciato per un problema al ginocchio ( io la chiamo carinamente “la guardia”), siamo convinte che da ragazze ci siamo affrontate in qualche piazza 🤣🤣🤣.
Stasera mi ritroverò con tre quarti di jazzisti invasati e un quarto di guardie e so che alla fine mi divertirò, non è la prima volta che vado.
Il bassista, che conosco, mi regala sempre brani di Pino Daniele, che lui esegue benissimo e che io canto in maniera indegna.
Ma va bene così, visto che non ho mai festeggiato S. Valentino in vita mia, perché i baci Perugina li mangio tutto l’anno😊, non festeggio il carnevale perché già sono buffa di mio, ma le frappe se le trovo le faccio fuori, direi che una serata abbastanza fuori dagli schemi ci sta.
Jazzisti con cappellini con paillettes, qualcuno sinistrorso, controllato da qualche guardia che fortunatamente io conosco bene, quindi non mi schedano 😂, la mia amica che svolazzerà cantando col microfono in mano dimenticando forse una vita fatta di lavoro e cose serie molto serie.
Alla fine è così come dicevano negli Aristogatti “Tutti quanti voglion fare il jazz”,chi sono io per non accontentarli e rinunciare a un po’ di meritata leggerezza?
14 febbraio 2026 🐈⬛gattapazza


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