Meglio affrontarlo oggi, “domani”. Quando verremo sommersi da retoriche, piagnistei sulle donne mortammazzate, la conta oscena mediatico voyeuristica.
Lui, si “lui”, come ha fatto? Quante cortellate? In quanti sacchetti l’ha messa? La mamma sapeva? Lo zio? La nonna?
Allora scrivo una lettera a me quindicenne, secoli fa, a me, Paola, quindici anni, capelli neri e riccioluti, treccine e zoccoli e borsa di Tolfa da manuale, occupante arrabbiata di Via del Governo Vecchio, femminista arrabbiata per le altre, di fatto avevo un padre che mi aveva voluto femmina e libera, dunque, ero arrabbiata per le altre, non per me, che giravo in motorino e tornavo a casa di notte, facendomi i fatti miei.
“Cara Paola, ne è passato di tempo, quanti urli in quelle piazze, quante risate in quel vecchio palazzo, con i jeans scoloriti e la canna che non fumavi e passavi alla compagna di fianco.
Ti ricordi i cortei lunghissimi e quelle mani unite a formare una vagina, quella vagina da portare in trionfo, segno di una femminilità da esporre, di un orgasmo da rivendicare, e, quelle buffe forbici di cartone attaccate al collo, e il grido “te lo taglio o no te lo taglio si o no”!!!!
Lo sguardo di sfida agli uomini, magari anziani, al tempo, e con la pancia, che ti guardavano, qualcuno ti sputava e ti chiamava delicatamente “zoccola”, sì, ma non t’importava, c’erano le altre, le altre, eravate tante, vi tenevate per mano, dunque nessuna paura.
I “celerini” schierati, dietro i caschi che ti vedevano sfilare sempre in quel fiume di capelli al vento, di magliette mezze strappate, di fiori in testa, di canti, di balli e tamburi, di reggiseni appesi sotto le bandiere rosse.
Ti ricordi Paola?
Dove sei oggi Paola, che ne è stato di quelle ragazzine ormai madri e forse nonne, dove sei Paola ti sono rimasti gli anfibi, conti le rughe, da buona ex femminista non cederai al botox, perché sai che le donne sono state tradite , vi siete tradite.
Vi hanno incastrato sai, quei canti e quei balli li hanno fatti diventare moda e scontati, la rivoluzione va normalizzata, finché non diventa una scatola di baci di cioccolata, un mazzetto di mimosa del cazzo, e, se in una fabbrica sono morte delle operaie in nero ma chi se ne frega.
Le donne, cara Paola, devono essere come il profitto vuole che siano, belle, perfette, gommose come una golia, con il culo in alto e le tette di marmo.
Non hai più quindici anni, conta le tue rughe e se ti è rimasto qualcosa di quei quindici anni incàzzati per le mortammazzate e sbatti in faccia i tuoi anfibi e le tue rughe al primo che incontri, guardandolo negli occhi e stai tranquilla che i tuoi saranno ancora gli stessi!.”
7 marzo 2026 🐈gattapazza


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