I prossimi mesi, almeno fino alle elezioni di midterm, presentano numerose incognite.
Al netto della positiva (per lui) linea affaristica che Trump persegue ancora, in quanto a interessi personali, il grave indebolimento politico, suo e delle Destre mondiali, genera incognite su come il soggetto reagirà al senso di frustrazione e al crescente vuoto politico attorno alla sua figura.
Si profila una maggiore instabilità dell’amministrazione americana, sia per il pericolo di ulteriori e improvvide iniziative presidenziali, di cui è difficile prevedere la portata, sia per la possibilità di un’ampia fronda repubblicana per far scattare il 25°emendamento e toglierlo di mezzo prima delle elezioni di midterm, che nel caso si tenessero, si svolgerebbero prevedibilmente in un clima di estrema drammatizzazione difficilmente gestibile.
Rimangono poi sullo sfondo le questioni legate al caso Epstein e ai suoi possibili sviluppi.
Più vicine invece le questioni aperte da Trump e non risolte.
Una sorta di nebbia fittissima: la questione ucraina, palestinese e soprattutto iraniana, la più frustrante e carica di conseguenze.
Ecco, si apre un periodo in cui la “belva ferita” potrebbe tentare il tutto per tutto per non declinare definitivamente.
Il furibondo attacco al papa, sorprendentemente appoggiato e rilanciato dal neocattolico Vance, segnala proprio questo crescente nervosismo e un rialzo della posta per tentare un “colpaccio” riabilitante.
Una fase difficile. Da monitorare con attenzione, accompagnata comunque da una ragionevole speranza che la disillusione mondiale sulle capacità di Trump, il possibile declino dei nazionalismi e una reazione tutta interna agli USA, ci regalino una soluzione quasi insperata. E non sarebbe poco!
16 aprile 2026 Penna a sfera🖊


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