Nei primi anni ’90 entrai in un negozio di elettrodomestici per acquistare un frigorifero.
Lo scelsi e andai alla cassa con il contante in mano.
Lì la sorpresa!
La cassiera mi chiese se volevo fare un finanziamento.
Cioè? Chiesi.
Per pagare a rate, mi rispose la cassiera.
Non l’ho avevo mai fatto. Ma quella sollecitazione mi colpì. E perché no?
Mi pare che allora fossero circa 20000 lire al mese. Con tanto di bollettini prepagati.
Uscii dal negozio col contante ancora in tasca e le rate in prospettiva.
Fu una smagliatura rispetto alla consueta prassi: compro se posso pagare, altrimenti attendo di avere il denaro.
Oggi, 2026, siamo in piena orgia dei cosiddetti “finanziamenti”, per non parlare dei mutui.
Un economista, di cui non ricordo il nome, affermava che i finanziamenti sono conseguenti alla perdita di potere d’acquisto dei salari e degli stipendi.
Se una volta potevi acquistare un auto, una casa o altro ancora con i risparmi e in tempi ragionevoli, ora non più perché ciò che guadagni è veramente poca cosa.
Quindi la perdita di potere d’acquisto è tale che, se per l’acquisto di un auto, prima la potevi avere con i risparmi di un anno, oggi ce ne vorrebbero almeno cinque. Cioè un tempo irragionevole.
Quindi quel denaro che ti è stato sottratto dai salari e dagli stipendi lo devi andare a chiedere in prestito alle finanziarie se vuoi fare l’acquisto desiderato.
Ciò che non hai più vai a chiederlo in prestito.
Piu di tante statistiche vale questo per dire come il processo di impoverimento di chi è dipendente sia stato travolgente e massacrante negli ultimi quaranta anni.
Quasi non ce ne rendiamo conto. L’esplosione degli acquisti a rate e del fiorire delle “finanziarie” ce lo rammenta!
30 aprile 2026 Penna a sfera🖊


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