Racconti randagi (17) Tyson e la palla gialla

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Io mi chiamo Tyson e sono un cane, ma non sono un cane come altri cani, io sono nato e cresciuto per fare male ad altri cani, anche ucciderli.

Questo ho imparato da quando ero piccolo, questo da me vuole Tony. Tony è il mio padrone, quello che mi ha insegnato a combattere, quello che mi dà il cibo. Tony è tutto.

La mia vita dipende da Tony, lui mi vuole bene perché sono forte e dice che sono cattivo.

Non so cosa significa cattivo. Io ho imparato che quando c’è tanta gente che urla ed entro in una sala quadrata dove un altro cane mi ringhia e tutti gridano io devo uscire vivo, per uscire vivo da quel quadrato devo ferirlo e morderlo fino a sentire il suo sangue, o morirò.

Io vinco sempre e sono vivo.

Anche se ho tante ferite addosso, e sono tanti anni che combatto e Tony è contento, credo lui faccia tanti soldi, i soldi sono una cosa che agli umani piace molto.

Io servo per fare soldi.

Sono grosso e forte e faccio paura, allora Tony mi tiene quasi sempre chiuso in una stanza, non mi porta in giro come fanno altri padroni con i loro cani, mi dice “ehi Tyson,  devi fare paura se impari a fare amicizia con altri cani poi non mi servi più!”. E io sono arrabbiato per questo, ma ho capito che lui mi vuole arrabbiato, così quando entro per combattere la mia rabbia esce fuori e colpisco ferisco…a volte uccido.

Un giorno c’è stata tanta confusione, sono arrivate delle persone con le macchine con le luci blu, hanno portato via tutti, hanno portato via Tony, e, delle persone hanno portato via me, prendendomi con delle corde e mi hanno addormentato.

Quando mi sono svegliato ero in una gabbia, piccola stretta, intorno a me tanti cani che abbaiavano e si lamentavano.

Io no, ero in silenzio, mordevo le sbarre, non volevo stare lì.

Un giovane umano mi portava cibo e una volta ha detto “povero Tyson metti paura chi ti porterà via da qui?”.

Allora sarei rimasto sempre in gabbia? No! Non volevo restare lì, meglio finire, meglio morire.

Una mattina due umani sono venuti con il ragazzo del cibo, due umani un maschio e una femmina abbastanza giovani, hanno parlato con i dottori e sì loro volevano proprio me.

Hanno parlato a lungo, perché i dottori dicevano “che ero un cane difficile” ma Giulio e Anna così si chiamavano i due umani, erano sicuri che fuori da quella gabbia io sarei stato un cane “normale”, loro ce l’avrebbero fatta.

Ormai sono due anni che vivo con Giulio e Anna e ho imparato a rincorrere una palla gialla che mi lanciano quando siamo all’aperto, se giro in città mi mettono una maschera sul muso, perché faccio paura, ma non ferisco più nessuno.

Giulio e Anna mi hanno insegnato a prendere carezze sulla testa e a me piace sentire le loro mani calde, mi strofinano il muso e quando è possibile mi tolgono la maschera e mi lasciano correre dietro la palla gialla, se gliela riporto mi danno biscotti e io sono felice.

Lo so faccio ancora paura, i padroni di altri cani si allontanano quando mi vedono anche se Giulio tira il guinzaglio e non mi chiamo più Tyson mi chiamano “Billo”!

Tyson non c’e’ più non cerca sangue, cerca una cuccia e biscotti, le carezze e i giochi, non vuole uccidere, non serve uccidere e io l’ho imparato, noi animali lo sappiamo quando una cosa è inutile e uccidere è inutile quando puoi divertirti rincorrendo una palla gialla.

13 giugno 2026 🐈gattapazza


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4 risposte a “Racconti randagi (17) Tyson e la palla gialla”

  1. Avatar barbara Auzou

    💖💖

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  2. Avatar Evaporata

    <3

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  3. Avatar danielecolleoni

    Tenerissimo!!!!

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  4. Avatar valy71

    Davvero commovente! ♥️

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