Che il presidente Trump consideri la politica un’occasione di affari milionari per sé stesso, per i familiari e i suoi amici era già noto.
Che però Trump facesse di peggio con l’uso strumentale della politica internazionale e, soprattutto, della GUERRA non mi era chiarissimo.
In particolare la guerra contro l’Iran ha messo in luce, secondo alcuni politologi, un meccanismo capace di creare attese e oscillazioni nelle Borse sfruttate da Trump per arricchirsi ancora.
Questo è grave perché vuol dire che le ragioni di questa guerra, ancorchè implausibili, non condivisibili e anche strategicamente errate, sarebbero secondarie, se non marginali, rispetto alle “utili ragioni speculative” di Trump.
Nadia Urbinati, politologa e docente alla Columbia University di New York, ha evidenziato che durante le fasi di crisi e di tensione militare, Trump, i suoi parenti e i suoi amici, hanno tratto notevoli vantaggi speculativi e guadagni diretti attraverso le oscillazioni in Borsa favorite dai venti di guerra.
I cosiddetti accordi con l’Iran (peraltro molto altalenanti), delineano una situazione di “non-pace” e di “non guerra”.
Ciò vuol dire che l’obiettivo di Trump non sarebbe la “pacificazione definitiva”, quanto piuttosto una “instabilità controllata” che favorisce logiche di profitto e di distrazione dei cittadini dai problemi interni.
Tutto questo all’interno di un quadro di proseguimento di distruzioni, di morti, di feriti, di mutilati, sempre considerati “danni collaterali”. Una cosa da niente di fronte agli utili da ricavare!
Gli STRANI SILENZI sono quelli dei media che tacciono su questi aspetti inquietanti e criminali del conflitto, “preferendo” la classica narrazione dei fatti di guerra e delle azioni diplomatiche.
Solo che questa “classica narrazione” rischia di essere seriamente incompleta o addirittura falsa.
28 giugno 2026 Penna a sfera🖊


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